Far crescere le cose. Farle funzionare.

Oggi sono Marketing Director. Da oltre 15 anni lavoro tra crescita, marketing e trasformazione, in contesti internazionali dove c’è da far crescere qualcosa, cambiare qualcosa o rimettere insieme i pezzi.

Questo sito è uno spazio per mettere insieme esperienze, idee, spunti e modi di lavorare che, nel tempo, ho iniziato anche a portare fuori dal mio lavoro quotidiano.

Come lavoro

Mi piace fare ordine, ma non complicare le cose.

Nel tempo, indipendentemente dal contesto, ho capito che lavoro meglio più o meno così.

Capire dove vale la pena intervenire

Non tutto quello che sembra urgente lo è davvero. Mi piace mettere a fuoco cosa conta, cosa può aspettare e dove ha senso concentrare energie e attenzione.

Dare una struttura, senza renderla rigida

Mi piace dare una struttura al lavoro, con priorità chiare e un modo condiviso di procedere. Ma se cambiano le circostanze, bisogna adattarla e rimodularla. Anche il ritmo è una cosa delicata: a volte bisogna andare veloci, altre volte lasciare all’organizzazione il tempo di arrivarci.

Provare, imparare, poi eventualmente scalare

Quando si può, preferisco non costruire tutto prima di sapere se funzionerà. Meglio provare in piccolo, vedere cosa succede, aggiustare il tiro e poi dare gas a quello che funziona. E non sempre bisogna inventare qualcosa o fare cambiamenti netti: a volte c’è già qualcosa che funziona, e va semplicemente adattato e portato altrove.

Pastel architectural scene with arched doorways, stairs, and potted plants

Team, responsabilità, coaching e modi di lavorare.

Sunlit room with a sofa, potted tree, and large circular window

Strategia, marketing, brand, go-to-market e sviluppo di nuovi mercati.

Arched interior with dried flowers and a reflecting pool

Integrazione, rebranding, rollout e cambiamenti organizzativi.

Le cose da fare sono la parte facile. Poi arrivano le persone.

Una strategia può essere giusta sulla carta e un progetto avere tutte le risorse necessarie. Eppure l’execution può bloccarsi lo stesso.

A volte perché le decisioni non sono chiare. Altre perché le responsabilità si sovrappongono, le funzioni non si parlano, un manager fatica a far crescere il proprio team o una conversazione importante viene rimandata. È qui che ho imparato che lavorare sulle persone non viene dopo il lavoro ma è parte integrante del lavoro.

La cosa che mi rende più felice? Rendermi inutile.

Nel tempo ho imparato che una parte importante del mio lavoro è proprio questa: mi piace dare struttura senza togliere autonomia, aiutare i manager a crescere e creare le condizioni perché un team sappia decidere e andare avanti anche senza avere sempre bisogno di me.

Con i team utilizzo anche approcci di lavoro agile e Scrum: rendono il lavoro più visibile, chiariscono priorità e responsabilità e aiutano a costruire autonomia. Sono strumenti che mi piace trasferire anche ai manager, in modo pratico.

E poi c’è tutto il resto: lavorare con i pari, gestire verso l’alto, capire quando spingere e quando lasciare spazio. Perché una buona parte della leadership sta anche nel sapersi muovere dentro queste dinamiche.

È anche per questo che ho deciso di studiare coaching. Non perché volessi cambiare mestiere, ma perché ho capito che, per lavorare bene con le persone, l’intuito da solo non basta. Oggi porto alcuni di quegli strumenti nel lavoro quotidiano con persone, manager e team.

Alcune cose su cui ho lavorato.

Progetti diversi, contesti diversi. Un po’ di quello che ho seguito negli anni.

Ho iniziato a scrivere su Substack.

Pensieri, esperienze e punti di vista su lavoro, marketing, leadership, persone e cambiamento.

Hai qualcosa in mente?

Se quello che hai letto fin qui ti interessa, possiamo capire se c’è un modo per lavorare insieme.